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VITA DI GALILEO
Dal 22/10/2009 al 25/10/2009
 
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I biglietti sono disponibili presso la biglietteria del Teatro verdi, presso boxoffice in via alamanni 39 e presso tutti i punti vendita del circuito boxoffice toscana


Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia e Teatro de Gli Incamminati presentano

Franco Branciaroli in

VITA DI GALILEo

di Bertolt Brecht

traduzione Emilio Castellani

con
Giancarlo Cortesi
Daniele Griggio
Giorgio Lanza
LUCIA RAGNI

e con 
Alessandro Albertin
Giulia Beraldo
Tommaso Cardarelli
Nicola Ciulla
Emanuele Fortunati
Jacopo Venturiero
Nicole Vignola

scene Pier Paolo Bisleri    
costumi Elena Mannini     
musiche Germano Mazzocchetti    
luci Gigi Saccomandi

regia antonio calenda

 



In scena il conflitto tra scienza e potere, tra etica e ricerca: tra responsabilità civile e salvezza personale.
Composto fra il 1938 e il 1943, il dramma fu rielaborato in almeno tre distinte riprese e costituì sempre un culmine nella produzione brechtiana: una sorta di "testamento spirituale". Un capolavoro nei cui inquietanti chiaroscuri si possono intuire le vie per comprendere veramente il XX secolo e i suoi conflitti, ovvero le ombre del nostro presente, come già sottolineò nel 1963 Giorgio Strehler nel suo allestimento.
La storia percorre la parabola del grande scienziato pisano dal tempo dell'insegnamento a Padova agli ultimi anni vissuti forzatamente in "ritiro" a Firenze, sotto la sorveglianza della Santa Inquisizione: un'esistenza densa di entusiasmi, affermazioni, sconfitte, intuizioni. La rivelazione più clamorosa riguarda il Modello Copernicano: non è Galileo ad intuirlo per primo, ma per primo riesce a dimostrarlo scientificamente, grazie proprio all'uso di quel telescopio di cui si era impropriamente attribuito l'invenzione. Le conseguenze di tale dimostrazione sono dirompenti: la Chiesa non è disposta ad abbandonare la teoria tolemaica del geocentrismo, l'Inquisizione processa Galileo e gli pone una scelta fra le più laceranti. Restare fedele a sé stesso, agli allievi, accondiscendere fino in fondo alla propulsione della scienza e ad essa sacrificare la vita, oppure salvarsi, abiurando le teorie rivoluzionarie? Lo scienziato decide per la salvezza, anche se Brecht, pur condannandola, ci fa intuire che in questa scelta c'è comunque un perseguire anche la salvezza delle proprie scoperte .
Vita di Galileo è ricchissimo di spunti di riflessione per l'uomo contemporaneo, spunti su cui il Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia e il Teatro de Gli Incamminati hanno puntato nella messinscena dell'opera, affidata alla regia di Antonio Calenda e - per il ruolo del titolo - ad uno dei maggiori protagonisti della scena nazionale, Franco Branciaroli. La scelta è quella di mettere in scena l'azione brechtiana in una scena-cosmo-mente in cui è resa visibile la piccolezza dell'uomo proporzionata all'immensità del cosmo, esito della grande rivoluzione copernicana: per dire in questo modo quanto l'uomo di oggi sia conseguenza della scissura interiore iniziata con Galileo.

DA UNA CONVERSAZIONE CON ANTONIO CALENDA

« ... Impossibile non correlare l'ultima definitiva versione di Vita di Galileo (in cui l'autore condanna l'abiura del protagonista) con l'atteggiamento di certi scienziati a lui coevi, che proprio in quegli anni si erano resi indirettamente colpevoli del disastro di Hiroshima, mettendo a disposizione di uomini comuni e della politica di potenza i loro studi sulla scissione dell'atomo. Impossibile non ricordare le osservazioni di Brecht sulla scelta di Robert Oppenheimer e di quei fisici che pur di non cedere alle richieste di un governo dedito alla guerra rinunciarono a incarichi di prestigio. Brecht ci ha donato un testo presago, turbato dall'intuizione dei disastri che l'uso distorto della scienza avrebbe procurato all'umanità: oggi siamo noi quell'umanità».


DA UN'INTERVISTA A FRANCO BRANCIAROLI

«In Galileo c'è il senso di una grande responsabilità: per aver ristretto il campo della ragione al dimostrabile, dunque per aver ristretto la verità. Lo scienziato e uomo Galileo soffre come un matto. Come se avesse scoperto la bomba atomica!»


FRANCO BRANCIAROLI - Biografia

FRANCO BRANCIAROLI, nato a Milano nel 1947, viene riconosciuto da giovanissimo come uno dei maggiori talenti del teatro italiano. Si è diplomato alla Civica Scuola del “Piccolo Teatro di Milano” e proprio al Piccolo ha debuttato nell’estate 1970 in La battaglia di Lobowitz di Peter Hacks, con la regia di Guy Rétoré. Nello stesso palcoscenico ha  fatto la sua prima vera apparizione diretto da PATRICE CHÉREAU in Toller di Tankred Dorst. Dopo aver incontrato ALDO TRIONFO al Teatro Stabile dell’Aquila in Arden of Faversham, dal ‘72 al ‘76  lavora con lui allo Stabile di Torino, interpretando Peer Gynt di Ibsen, Ettore Fieramosca di Massimo d’Azeglio, Nerone è morto di Miklos Hubay, con Wanda Osiris - il suo lancio come protagonista -, Gesù di Theodor Dreyer in prima mondiale, Bel Amì e il suo doppio di Luciano Codignola e Faust - Marlowe - Burlesque, pastiche di Trionfo e Salveti, in coppia con CARMELO BENE, scambiandosi nel corso della serata i ruoli di Faust e Mefistofele. Con Carmelo Bene è anche Romeo in Romeo e Giulietta ed è Calaf nella Turandot di Virginio Puecher da Gozzi, con Valentina Cortese. Partecipa quindi al Laboratorio di Prato diretto da LUCA RONCONI, dove incarna Sigismondo ne La Torre di Hoffmansthal e interpreta nel 1979 L’uccellino azzurro di Maeterlinck. Lavora con Scaparro (Il revisore di Gogol, Teatro Popolare di Roma) e con SQUARZINA (Oreste di Euripide, a Siracusa e Caligola di Camus per la RAI TV). Dirige Pugacev di Esenin. Mette in scena Synge (Il furfantello dell’Ovest), La vita è sogno di Calderon de la Barca, Peer Gynt e Spettri di Ibsen. Interpreta come protagonista Confiteor e In exitu di Giovanni Testori guidato dall’autore. Oltre che in televisione, ha lavorato al cinema con: MICHELANGELO ANTONIONI (Il mistero di Oberwald tratto da “L’aquila a due teste di Cocteau”), MIKLOS JANCSO (Vizi privati e pubbliche virtù) e TINTO BRASS (La chiave, Miranda, Così fan tutte, L’ uomo che guarda). Con la regia di Ronconi nel 1990 lavora in Besucher di Botho Strauss e in Féerie - Pantomima per un’altra volta di Celine. Nella stagione 90/91 interpreta il doppio ruolo di Tonino e Zanetto ne I due gemelli veneziani di Carlo Goldoni per la regia di GIANFRANCO DE BOSIO. Nel frattempo continua il sodalizio con Giovanni Testori del quale interpreta Verbò, Sfaust, SdisOrè. Nella stagione 91/92, diretto da Marco Sciaccaluga è Cirano in Cirano di Bergerac di Edmond Rostand, Roberto Zucco in Roberto Zucco di Koltes, Petruccio ne La bisbetica domata di William Shakespeare, in coppia con MARIANGELA MELATO. Nel 1993 realizza la regia di tre spettacoli: Re Lear di W. Shakespeare per l’Estate Teatrale Veronese (interpretando anche il ruolo del protagonista), L’Ispettore generale di Gogol’ a quattro mani con Marco Sciaccaluga (interpretando anche la parte del Sindaco), I due gemelli veneziani di Carlo Goldoni per la Compagnia del Teatro dell’Arca di Forlì. Continua l’impegno shakespeariano con il Teatro Romano di Verona interpretando Macbeth per la regia di GIANCARLO SEPE, cui farà seguito nel 1995 l’allestimento della Dodicesima Notte di cui è anche regista. L’interpretazione dei grandi capolavori shakespeariani prosegue con la messinscena di Otello per la regia di GABRIELE LAVIA con Umberto Orsini nel ruolo di Jago. Nel 1996 interpreta Medea di Euripide per la regia di Luca Ronconi, che, in un allestimento originalissimo in cui Branciaroli interpreta la parte della stessa Medea, viene presentato per oltre 200 repliche nei maggiori teatri italiani. Nel 1997 affronta Riccardo III con la regia di ANTONIO CALENDA in scena fino all’aprile 1999. Nel giugno 99 interpreta Cos’è l’amore di cui è anche autore e nel settembre ‘99 debutta ne Il malato immaginario di Molière, regia di LAMBERTO PUGGELLI. Nel 2000 affronta La vita è sogno di Luca Ronconi e con lui partecipa al progetto Greci al Teatro di Siracusa dove è Prometeo nel Prometeo incatenato. Nella stagione 2000/01 Branciaroli è Edipo re di Sofocle per la regia di Lamberto Puggelli. La stagione 2001/02 lo vede impegnato ne La Moscheta di Angelo Beolco detto il Ruzante con la regia di Claudio Longhi, da cui si fa dirigere anche nel 2002/03 nel testo di Albert Camus, Caligola, nel 2003-2004 nella Peste di Albert Camus,  nel 2004 – 2005 in Lo zio (originale rilettura sulla sorte del mondo uscito dalle orrifiche teorie naziste, scritto ancora da Branciaroli) e nell’estate 2005 in Edipo e la Sfinge di Von Hofmannsthal. Nel 2006 è Hamm in Finale di partita di Beckett, scene di Margherita Palli, e Giulio Cesare nell’omonima opera shakespeariana all’Estate teatrale veronese per la regia di Tim Stark. Nell’estate 2008 interpreta Re Claudio in Amleto di Shakespeare, insieme a Alessandro Preziosi e Silvio Orlando.


per saperne di più: www.incamminati.it
 

Organizzatore: Antico Teatro Pagliano srl Via Ghibellina, 101 Firenze P. Iva 04899170480

 

 




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