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MICHELINA
Dal 29/12/2009 al 03/01/2010
 
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TEATRO STABILE DI FIRENZE
 

maria amelia monti giampiero ingrassia in

MICHELINA

commedia musicale di edoardo erba

con
Amerigo Fontani
Mauro Marino,
Gianni Pellegrino
Anna Lisa Amodio

musica Federico Odling
scene Tiziano Fario
costumi Massimo Poli
luci Laura de Bernardis

regia ALESSANDRO BENVENUTI
 


NOTA DI  Roberto Toni

Ho deciso di mettere in scena Michelina, novità assoluta di Edoardo Erba, perchè come Margarita e il Gallo, il suo testo precedente, rappresentato per 180 recite, anche Michelina ha il dono della grazia e della leggerezza; un impianto drammaturgico di intelligente fattura, felici intuizioni, un “sapore d’epoca” ben congegnato, e le canzoni che regalano ai personaggi un commento narrativo di grande efficacia. Ho caracollato per tanto tempo e in varie letture prima di incontrare questo testo; la decisione è stata immediata.
Ho voluto insieme a me alcuni artisti con cui in passato ho fatto spettacoli molto fortunati: per la regia Alessandro Benvenuti, per la musica Federico Odling, riprendendo così il filo di un percorso che spesso in teatro, per alterne vicende, si interrompe.
Maria Amelia Monti e Giampiero Ingrassia protagonisti; a loro ho affiancato un gruppo di attori di talento e straordinaria simpatia.
E, insieme a tutto ciò, ho messo, come sempre, la mia passione e la volontà di mantenere vivo il Teatro con le parole di oggi e gli affetti di ieri.



LE NOSTRE RADICI - Edoardo Erba

Sono partito dall’idea di scrivere una commedia musicale di tipo nuovo, con una trama originale, che provasse a rinnovare un repertorio tipicamente italiano fermo dall’epoca di Garinei e Giovannini. Non avevo insomma nessuna intenzione di rispettare il genere scrivendo qualcosa di convenzionale, che desse solo buoni spunti alle canzoni. Volevo la musica dentro una cosa vera, pulsante, che si ispirasse alla miglior commedia all’italiana del cinema del dopoguerra. Non avendo mai scritto teatro musicale, pensai che per coerenza col mio tragitto fosse utile partire dalla musica come elemento tematico prima ancora che formale.
Così fu spontaneo ispirarsi al mondo del varietà, e a un personaggio che del varietà era l’emblema, la soubrette. “Se non sai cantare, se non sai ballare, sei perfetta per fare la soubrette” si diceva all’epoca. Dunque Michelina arriva al palcoscenico per caso, non per vocazione.
E’ una mondariso della Lomellina, che sta tutto il giorno coi piedi nell’acqua, non più giovanissima, ma con un bel fisico scattante e un carattere che nella sua ingenuità si impone e conquista. E l’Arturo, cantante sentimentale che batte i peggiori locali della zona, rimasto senza la sua soubrette, la vede nei campi e l’assume all’istante. Un po’ come fa Silver Boy nel bel film “Basta guardarla” di Luciano Salce, che però ambienta la storia negli anni Sessanta. “Michelina” invece si svolge quasi un ventennio prima, nel 1948. In quell’anno in Italia, con la vittoria di De Gasperi alle elezioni e la sua decisiva scelta atlantica, finisce il primo dopoguerra. Poi ci sono l’attentato a Togliatti e Bartali che vince al Giro di Francia. Se il quarantotto ottocentesco era diventato sinonimo di disordine, quello del Novecento è nel segno della stabilizzazione. Comunque un anno cruciale, di cui noi siamo figli. L’altro polo della narrazione – nella commedia - è la vicenda del miracolo: il cardinal Dorigo è alla ricerca del terzo prodigio per beatificare suor Ercolina. Non è solo uno spunto narrativo, avevo voglia di indagare su “come si fa un santo” - questione sempre d’attualità - in modo non ideologico, sereno, con gli strumenti della commedia.
Senza satira ma senza indulgenza. Mi sembrò che questi due elementi, il varietà e il Vaticano, proprio perché apparentemente antitetici, potessero produrre buon carburante per la dinamica del racconto. Ne è scaturita una storia d’amore, un quadretto d’epoca, un melò che infine precipita su se stesso, in modo ricorsivo. Perché la sintesi fra i due mondi contrapposti per me avviene solo qui, in teatro, nella loro rappresentazione.
Collaborando con Federico Odling ho poi scritto le parole alle bellissime canzoni, in perfetto stile anni Quaranta, che lui ha composto. Credo che le due parti, musicale e in prosa, grazie al suo lavoro siano diventate davvero inscindibili. Del risultato giudicate voi.
A me pare profondamente italiano. Pesca nelle nostre radici, e credo che oggi, nel momento in cui l’identità collettiva vacilla, sia importante ricordare che ce le abbiamo. Eccome.

Organizzatore: Antico Teatro Pagliano srl Via Ghibellina, 101 Firenze P. Iva 04899170480

 




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