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L'APPARENZA INGANNA

L

MAURIZIO MICHELI e TULLIO SOLENGHI in

L'APPARENZA INGANNA

di FRANCIS VEBER 

adattamento di Tullio Solenghi e Maurizio Micheli

regia Tullio Solenghi


con altri sette attori


scene Alessandro Chiti
costumi Andrea Stanici
musiche Massimiliano Forza
arrangiamenti Fabio Valdemarin 


Contabile diligente e uomo mite senza qualità, François Pignon lavora per un’azienda di produzioni derivanti dal caucciù, preservativi in primis. Purtroppo ne è stato deciso il licenziamento. La prospettiva del licenziamento, unitamente al divorzio dalla bella moglie che ancora ama e alla totale mancanza di considerazione che il figlio diciassettenne dimostra nei suoi confronti, lo porta a contemplare il suicidio.

Il suo vicino lo ferma in tempo, innescando una serie di situazioni che cambieranno la sua vita e il suo carattere: il primo passo è quello di fingersi gay, in modo da spingere la dirigenza a non procedere al licenziamento per paura di mobilitare le associazioni omosessuali. L'idea, per quanto assurda, ha successo su tutti i fronti e ribalta completamente le sorti del povero Pignon, in ufficio, nella società e anche nella vita privata, trasformandolo da oscuro contabile a icona del movimento omosessuale, con tutte le esilaranti conseguenze del caso.  

Tratto dall'omonimo film francese del 2000 (titolo orginale: Le placard), L'apparenza inganna riporta in scena per la quinta volta il personaggio di François Pignon inventato da Veber nel 1973 con la pièce teatrale L’emmerdeur (in italiano Il rompiballe), successivamente portata sul grande schermo da Edouard Molinaro.

 

NOTE DI REGIA di Tullio Solenghi

Fin da quando il film uscì nelle sale 10 anni fa, rimasi felicemente colpito dall’ultima avventura di Francois Pignon, personaggio chiave di quello che non a torto viene considerato il Neil Simon francese, Francis Veber. Dopo i suoi già affermati exploit del “Rompiballe” e della “Cena dei cretini”, mi parve che questa volta con ”L‘apparenza Inganna” Pignon salisse un ulteriore gradino aderendo più credibilmente alle trame del reale, per abbandonare i toni spesso farseschi dei precedenti lavori. Il tutto imprimeva al suo percorso più coinvolgimento e maggiore convinzione. Sulla stessa lunghezza d’onda, come spesso accade nei sodalizi fortunati, trovai Maurizio Micheli, col quale ci ripromettemmo di tornare sull’argomento appena le circostanze ce lo avessero permesso.

Ed eccoci quindi oggi al lavoro sul progetto che per fortuna non ha risentito dei 10 anni trascorsi, visto che le tematiche affrontate, allora ancora in embrione, sono oggi di dominio pubblico. Mobbing, Disoccupazione, Discriminazione sessuale, Omofobia, Stalking, sono ahimè argomenti dell’oggi, soprattutto dell’Italia di oggi, e questo restituisce al testo una efficace attualità. La versione teatrale che abbiamo derivato dalla sceneggiatura, pur non tradendone le trame essenziali, tiene conto di una inevitabile “italianizzazione” di ambienti e personaggi. La vicenda del protagonista, contabile diligente e uomo mite senza qualità, prende l’avvio dal suo licenziamento ad opera del direttore del personale, un collega violento e volgare che lo ha sempre deriso considerandolo un emerito “coglione”, e quindi il primo della lista degli impiegati in esubero, resosi necessario dal ridimensionamento dell’azienda. Questa ennesima tegola che si abbatte sul poveretto, oltre al divorzio dalla moglie di cui è ancora innamorato e al fatto che il figlio non lo consideri minimamente, lo porta a contemplare il suicidio.
Il suo vicino di casa giunge però miracolosamente a fermarlo in tempo, dando il via ad una serie di eventi che cambieranno totalmente la sua vita e persino il suo carattere. Il primo passo è quello di fingersi gay, in modo da spingere la dirigenza a non procedere al licenziamento per paura di mobilitare la associazioni omosessuali. Il protagonista, dapprima riluttante, accetta di buon grado il nuovo ruolo generando una serie di reazioni esilaranti, prima fra tutte quella rudemente omofoba del suo antagonista.
In breve però la sua nuova identità gli procura un insospettabile successo su tutti i fronti e ribalta completamente le sue sorti, in ufficio, nella società e anche nella vita privata, trasformandolo da oscuro contabile a icona del movimento omosessuale. Parallelamente il suo rozzo rivale subirà una trasformazione uguale e contraria, diventando un amico delicato e amorevole, fiero sostenitore anch’egli della causa dei gay. Il turbinio di eventi prodotto dalle nuove identità ci condurrà ad un classico “Happy End”, con il reintegro del licenziato che riuscirà anche a riguadagnare la fiducia del figlio e la stima dei colleghi, primo fra tutti il suo feroce antagonista.

Del taglio cinematografico ho voluto mantenere la frammentarietà del racconto, operando una sorta di montaggio teatrale, con scene che si susseguono a ritmo incalzante, caratteristica comune di molte messe in scena del teatro attuale. L’attenzione primaria è sempre verso lo spettatore e la sua costante attenzione, che non deve mai recedere, pena l’efficacia del nostro racconto. Un racconto che deve essere reale, coinvolgente e al tempo stesso esilarante, come spesso accade nelle scene e nei personaggi dell’Apparenza inganna.
Sono fermamente convinto che la via più sicura per arrivare alla comicità, della quale penso di essere “portatore sano” insieme a Maurizio, parta dalla credibilità e dal processo di identificazione dello spettatore. Se le avventure dei protagonisti non riguardano un po’ anche chi è seduto giù in platea risulta poi difficile o quanto meno superficiale il divertimento che ne deriva. Per divertimento intendo anche la condivisione dei momenti più “umani” e non per forza esilaranti, almeno in partenza.

Gli anni di formazione del Trio mi hanno fatto sempre propendere per questa credibilità di partenza sulla quale poi operare la “visione strabica” propria del comico. Cosa che questo testo consente di fare alla grande.

I due anni di “Italiani si nasce” che hanno fatto registrare 230 repliche, quasi centomila spettatori e uno dei maggiori incassi della stagione, con esiti di gradimento ovunque altissimi, ci hanno spinto a riconfermare in toto la compagnia che è ormai diventato un “gruppo di lavoro” affiatato e compatto a partire dai due capocomici.

Maurizio mi è parso subito perfetto per impersonare questa sorta di Woody Allen aziendale, sempre sottotono, sempre in disparte, pur con la fierezza degli esclusi. Ho voluto che ne uscisse marcatamente anche il suo lato umano, che spesso a contrasto con la follia degli eventi produce effetti esilaranti. Ho tenuto per me la parte della “bestia” della situazione, l’antagonista omofobo e violento, divertendomi nel giocare a contrasto i toni rudi dell’inizio con l’umanità e la delicatezza di atteggiamenti della trasformazione finale.






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Date evento
  • dal 29/03/12 al 01/04/12 ore 20.45, domenica ore 16.45

tipo evento: Teatro
E-mail: info@teatroverdionline.it

Luogo
  • Teatro Verdi
    Via Ghibellina, 99
    50122 Firenze









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